venerdì 25 maggio 2012

My Favourite Things ミ☆

Capita nella vita di ogni musicista (ma anche di chiunque non sia mai riuscito a far uscire una nota neanche da un flauto dolce alle medie) di scoprire (o riscoprire) casualmente un genere o un artista.

Il tuo migliore amico ti presta una cuffia dell'iPod mentre aspettate assieme il treno, entri in un locale qualsiasi e senti un brano che ti colpisce alla radio, alla TV danno uno spot pubblicitario con una colonna sonora particolare e, per citare Novecento, FRAN.

[...] E lì, a quel punto cadde il quadro. A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un’istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio , i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay allora, intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buona notte, ‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E’ una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave. Ci rimasi secco. Fran. [...]
Ecco, penso che Alessandro Baricco abbia usato le parole giuste. Beato lui che sa scrivere!

Suono il pianoforte da tredici anni.
È strano dirlo. Un po' mi riempie d'orgoglio, un po' mi fa venire voglia di sotterrarmi perché, diamine, tredici anni sono tanti. E io suono come se fosse passato decisamente meno tempo.
Sarà che sono lenta, non sono dotata e ho passato molti anni a studiar poco e suonicchiare tanto, ma praticamente da quando sono entrata in conservatorio mi vergogno sempre di dire che suono da così tanto.
Prima era un vanto, ora un handicap.
Alla fine è diventato un handicap anche suonare in sè e ho dovuto smettere.
Prima suonare, poi il conservatorio.

Il fatto è che a me è sempre piaciuta la musica e mi è sempre piaciuto suonare. Tanto. E non riesco ad immagnare la mia vita senza.
Non riesco ad immaginarmi ingegnere informatico senza neanche una misera tastiera nella propria vita, no no.
E allora ho ripreso a suonare. Niente imposizioni dall'alto, niente ore di studio, suono quando ho voglia e quando ho tempo.
E pian piano sto riprendendo e mi sento un po' meno una nullità. Come dovrebbe essere.

So che sentirsi inferiori e incapaci è tipico di ogni artista, credo di averlo capito ormai. Quindi se suoni, disegni, o fai qualcosa che ti piace particolarmente, ti senti una nullità e stai leggendo questo post, tirati su! Sono sicura che a modo tuo sei bravo e puoi solo migliorare.

È quello che mi ripeto sempre anch'io per andare avanti.

Sono rimasta in inattività per almeno un mese e mezzo e non ho assolutamente i ritmi febbrili di prima ma mi sento un po' meglio. Pian pianino sto riprendendo la mano e pian pianino sto esplorando modi di suonare che, con l'ansia di non saper suonare Bach,  non avevo mai considerato troppo.

Quello che ultimamente ha fatto cadere il quadro come un terremoto forza sei in una casetta di paglia è Sakamichi no Apollon.
E questa è la scena che ieri notte mi ha impedito di fare sogni tranquilli.
Sakamichi no Apollon - Finale dell'episodio 7
Così mi sono un po' avvicinata al jazz e, sempre pian pianino, sto cercando di capire come diavolo funziona.
So solo che funziona.
Funziona abbastanza da far sembrare una cagatina come questa qualcosa di quasi decente! Per questo appena finita la maturità voglio impegnarmi seriamente e riprendere a suonare per bene.
Magari anche suonare con amici, mi piacerebbe tanto.

3 commenti:

  1. Quando si è troppo concentrati sul particolare, si tende a dimenticare le cose importanti... Probabilmente quando hai cominciato a suonare pensavi solo "Accidenti, è divertente!", ma con l'andare avanti hai dimenticato che suonavi perché ti piace e non per fare bella impressione; non che sia colpa tua, al conservatorio ti hanno convinta a pensarla così.
    È bello staccarsi da cosa fa male per riuscire a riscoprire il sentimento più puro di una passione.
    Forse ricominciare (anche in caso in futuro tornassi al conservatorio) sarà difficile, ma almeno non perderai più di vista qual è la cosa fondamentale. Cioè che la musica è bella.

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  2. He sì il jazz è proprio figo.
    Non sono un' esperta di musica (anzi non ne capisco niente) e mi limito solo ad ascoltare, ma la cosa che mi piace del jazz è l' improvvisazione, ed il fatto che sembra una musica "spontanea". Non ha niente di prefissato, di ripetitivo e di monotono.

    Comunque è normale non avere tempo prima della maturità... sei sotto esami! Quindi non ti preoccupare ;)

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  3. Questo è uno dei tanti motivi per cui essere strafieri di te.
    Sai già come la penso sul conservatorio, averlo lasciato non è un fallimento ma, al contrario, vuol dire aver capito veramente quali sono le cose più giuste da fare. E in questo modo non può che andare sempre per il meglio <3
    Sei la più forte del mondo

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